Un blog fuori dalle catacombe.
Assassini
Mi spiace dover dire che questa manifestazione sulla libertà di stampa mi sembra una grandissima stronzata, vagamente ipocrita e/o incosciente. Come se il problema principale del giornalismo in Italia fosse la censura. Ma non fatemi ridere. È ormai da qualche anno che osservo criticamente il comportamento dei principali quotidiani italiani: trovo sempre più spesso storture, omissioni, citazioni errate, titoli che tradiscono il senso dell’articolo, interviste che tradiscono il pensiero dell’intervistato, discorsi indiretti che tradiscono il discorso diretto, virgolette che virgolettano parole mai dette, e plateali menzogne. Cosa faccia la FNSI per rimediare a questo schifo mi è ignoto. Talvolta ne ho parlato nel tag pseudogiornalismo, in riferimento a quando i media cosiddetti laici trattano molto slealmente faccende di chiesa o di bioetica, ma sono davvero gocce nell’oceano. È un modo di fare disinformazione trasversale, pervadente, onnicomprensivo, che produce burattini gonfi dell’illusione orgogliosa di pensare da soli.
E adesso giocano a fare i martiri in pericolo minacciati dal cattivone prepotente? Ma fatemi il piacere. Se ora mi prendessi su questo blog la libertà di usare nella stessa frase le parole “Eluana Englaro” e “omicidio”, sarei a rischio di beccarmi una querela: però non la fanno mica per questo la manifestazione, macché. Sottoscrivo pienamente l’osteria volante, qua non si tratta di libertà d’informazione, ma di rutto libero: “chiedono un giornalismo libero dal potere mentre tutti hanno la linea editoriale fieramente dettata dai propri esigenti benefattori; gridano “rispetto per le opinioni altrui” salvo poi diffamare fino a ridurre al silenzio l'avversario con idee diverse; invocano piena libertà e poi fanno scomparire dai loro siti i commenti indesiderati”.
Il giornalismo in Italia sta morendo ammazzato non dal malvagio Censore, ma dai cattivi giornalisti. Che naturalmente si atteggiano pure a vittime della situazione. Che stronzi.
La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L’ignoranza è forza
Che schifo. Che schifo, davvero.
È una schifezza colossale questa sporca faccenda della sentenza del TAR Lazio n. “8560/09” che “ha accolto” il ricorso dell’associazione Movimento difesa dei Cittadini e “ha bocciato la legge” sul testamento biologico in corso di approvazione al Parlamento.
È una vergogna invereconda perché SONO TUTTE BALLE. Bugie. Menzogne. Falsità. Panzane, frottole, fandonie, cazzate.
Il TAR non ha affatto accolto il ricorso, e mai e poi mai avrebbe potuto bocciare una legge, uno perché la legge non c’è ancora e due perché in Italia sono i giudici ad essere soggetti alla legge e non viceversa.
C’è un particolare apparentemente trascurabile, ma in realtà estremamente interessante, che la dice assai lunga sul degrado dell’informazione italiana e sul dogmatismo di chi fa vanto di pensiero laicamente autonomo. Se provate a cercare su google “tar lazio 8560” troverete una caterva di siti, tra cui Repubblica che passa per uno dei maggiori e più rispettabili quotidiani nazionali, che descrivono in toni entusiastici la sentenza 8560 che accoglie il ricorso boccia la legge eccetera.
Ora, io sono andato a cercare nel database del TAR Lazio, e quella sentenza non l’ho trovata. La vera sentenza 8560/2009 parla di tutt’altra cosa, dell’esclusione di una signora da un concorso pubblico attinente le scuole per l’infanzia e insomma roba che non c’entra niente. Leggete per credere. Questi sommi imbecilli hanno fatto propaganda alla sentenza sbagliata.
Dopo 5 minuti cinque di gira e rigira su internet, ho trovato la sentenza giusta: è la 8650/2009.
A questo punto è facile ricostruire cos’è successo. La prima fonte ha commesso il refuso, invertendo per sbaglio le cifre di mezzo del numero della sentenza, e tutte le fonti successive hanno riportato l’errore. E ciò vuol dire che questi laici, questi antidogmatici, questi pensatori autonomi, questi che ragionano da soli ché mica sono come i cattolici creduloni che hanno portato il cervello all’ammasso e si bevono tutte le stronzate della chiesa bla bla bla, NON HANNO CONTROLLATO LA SENTENZA. Si sono fidati a scatola chiusa. Da Repubblica in giù, nessuno di questi scemi ha fatto una banalissima verifica della notizia.
L’ho fatta io, che non sono un giornalista ma soltanto un blogger “cattolico militante integralista”, un cristiano dunque cretino; questi ciechi che guidano altri ciechi e scrivono sul Grande Quotidiano Laico invece no, loro non l’hanno fatta.
E naturalmente, non c’è da sperare che qualcuno di costoro ammetta la COLOSSALE FIGURA DI MERDA per la quale sarebbe giusto prenderli a pernacchie da qui al prossimo millennio.
Sono i laici, loro. Hanno ragione per default.
E allora, perché meravigliarsi del fatto che tutti questi cazzari invertano così disinvoltamente la realtà e trasformino il bianco in nero? Perché stupirsi del fatto che si scriva che la sentenza “ha accolto” il ricorso dell’associazione radicale, quando in verità l’ha respinto per inammissibilità? Perché sbalordirsi del fatto che spaccino per dettato ufficiale del TAR quella che altro non è che una personalissima opinione degli estensori della sentenza, signori Mario Di Giuseppe e Linda Sandulli e Lydia Ada Orsola Spiezia, di valore giuridico uguale a zero?
Questi signori che non ho la forza di chiamare giudici, con un procedimento di dubbia regolarità che ogni tanto qualche spregiudicato non si fa scrupolo di adoperare (“E’ noto che, secondo la prevalente giurisprudenza, nell’ordine di esame delle questioni pregiudiziali, quella attinente la giurisdizione deve precedere ogni altra questione… – seguono riferimenti al Consiglio di Stato, l’autorità superiore al TAR – tuttavia, non mancano in giurisprudenza esempi in cui sono state esaminate questioni preliminari prima della verifica ed a prescindere della sussistenza della giurisdizione…”), hanno riempito la sentenza con le loro considerazioni giuridicamente nulle per poi concludere a un di presso “oh comunque non dovevate chiedere a noi, dovevate chiedere a un tribunale civile”.
Ah beh, grazie al cazzo, potevi dirmelo prima.
E perché impressionarsi della crassa ignoranza di chi scrive che un tribunale “ha bocciato” una legge, buttando nel cesso e il buonsenso e l’articolo 101 della Costituzione e il sistema del civil law e la sovranità di un Parlamento democraticamente eletto eccetera eccetera?
Perché dovremmo meravigliarcene, davvero?
Sono i laici, questi, o almeno così si definiscono.
Che schifo, che grandissimo schifo.
Conviene concludere, per non farsi il sangue troppo amaro, con due citazioni ironiche indirizzate a questi solenni difensori dell’indipendenza di pensiero.
Annate a morì ammazzati, una pernacchia vi seppellirà.

Leggo sul Corriere questa notizia “usa la ru486 senza controllo medico, teenager rischia sette anni di carcere”. Notare che la teenager ha 19 anni, ma dopotutto in questo paese è normale leggere sui giornali notizie sui “ragazzi di trent’anni”. Comunque dò un’occhiata ai commenti e naturalmente e che scandalo, e quanto sono arretrate le leggi australiane, e la libertà di scelta, eccetera eccetera.
Non resisto. Faccio il login al sito e scrivo un commento semplice semplice, breve breve, senza dilungarmi in polemiche, dico solo che in Italia per questo fatto si dovrebbe essere condannati ad una pena sino a tre anni di carcere ai sensi dell’articolo 19 della legge 194, se soltanto questa legge si cominciasse a conoscerla e ad applicarla davvero. Premo invio e il sito del Corriere mi dice grazie e arrivederci.
Tutto questo succedeva oggi verso le due e mezza circa. Tuttora (15:53) del mio commento non c’è traccia, intanto sono proseguite le geremiadi e no alla teocrazia e nessuno tocchi l’eroica teenager eccetera eccetera.
Traete le conclusioni che ritenete opportune.
Quando l’acqua va dalla valle al monte
L’aver visto per caso e di sfuggita ieri sera Magdi Cristiano Allam in televisione, intervistato su non ricordo quale rete locale per il suo impegno politico nelle prossime elezioni, mi ha ricordato che avevo da parte un post iniziato e mai finito (uno dei tantissimi) a proposito della sua conversione al cattolicesimo; conversione che circa un anno fa creò un po’ di scalpore, per le ovvie implicazioni politico-islamiche legate al personaggio in questione.
La bellissima circostanza dell’essere questo blog sideralmente distante da una testata giornalistica, posto che viene aggiornato senza alcuna periodicità e ultimamente pure in modo assai sporadico, e mai e poi mai potrebbe essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62, vuol dire pure che non sono in alcun modo tenuto a pormi problemi scemi di attualità, puntualità, stare al passo con i tempi e altre consimili fesserie. Perciò, anche se sono lievemente in ritardo a parlare di Magdi Cristiano Allam, chissenefrega e ne parlo adesso.
Dunque, il “problema” della suddetta conversione è che un sacco di gente pensa, anche perché così gliel’hanno spiegata, che Allam sia passato dall’Islam alla Chiesa cattolica. Il che è semplicemente falso.
Prima di convertirsi, infatti, Magdi Allam non era un musulmano: era un ateo razionalista, seppur di “cultura” musulmana, cioè in qualche modo destinatario del patrimonio di idee e tradizioni islamiche dal quale però aveva preso le distanze da tempo. Conosceva l’islam, quanto bene o male non saprei proprio dirlo, però non ci credeva, tant’è che nei suoi articoli si descriveva talora come “musulmano laico”.
Ebbene, ma guarda un po’, questo dettaglio fondamentale fu completamente ignorato da molti commentatori della sua conversione, perlopiù proprio da coloro che appartenevano a quell’area di riferimento genericamente definita “laica”. Considerate per esempio la lettera da lui inviata al direttore del Corriere della Sera, nella quale il neoconverso spiegava lungamente le ragioni che l’avevano portato a chiedere il battesimo: quel brav’uomo di Paolo Mieli, forse perché la lettera era troppo lunga, forse per altri motivi chissà quali, pensò bene di pubblicarla monca (qui la trovate completa), e tagliando in particolare proprio i paragrafi in cui Allam descriveva nei dettagli il suo percorso umano e spirituale, che lo aveva portato negli anni ’70 “alla stagione dell’ateismo sventolato come fede”. Apperò.
Ora, a mio avviso è proprio questo, piuttosto che le polemiche sulla qualità del giornalismo performato da Allam o l’opportunità di mandare in mondovisione il musulmano battezzato dal papa col rischio che qualche imam si offenda e ci dichiari guerra, per non parlare della faida tra cattolici filoisraeliani e cattolici antisionisti… questo è il cuore della questione.
È il caso di ricordare che, all’indomani della morte di Giovanni Paolo II, appariva sul Corriere della Sera un editoriale di Emanuele Severino il quale, per rendere omaggio all’illustre defunto, non trovava di meglio che paragonarlo a “uno che, in mezzo a un torrente in piena, sostenga che l’acqua va dalla valle al monte”. Cioè un folle, insomma. Il concetto, espresso altresì con insolita claritas considerati gli standard del filosofo, era che il superamento del cattolicesimo (nonché della filosofia aristotelico-tomistica su cui esso si erige) è inevitabile, invincibile come la forza di gravità; tant’è che Severino riconosceva la grandezza del Papa proprio in quanto ne bollava l’operato come un inutile seppur tragicamente eroico sforzo di frenare le magnifiche sorti e progressive della filosofia dell’ultimo secolo e mezzo, la quale “è la punta d'acciaio che anima, dà forza, fa procedere il nostro tempo: essa mostra che lo scavalcamento dei valori del passato è un processo inevitabile”.
Bene: questa specie di forza gravitazionale della fine della fede vale, secondo una certa mentalità “laica”, non solo a livello generale ma anche per i singoli individui. È ancora ancora comprensibile che si passi dal branco dei musulmani al gregge dei cristiani: cretini gli uni, cretini gli altri. Tutti minus habentes, anche se ai primi non conviene dirlo ad alta voce perché ci si può ritrovare con la gola tagliata, molto meglio disegnare coraggiosamente il papa con un preservativo in testa chè al massimo si rischia la pubblicazione su Micromega e l’intervista sorridente da Fabio Fazio. Che invece si converta al cattolicesimo un ateo, un razionalista, uno che non crede dunque pensa, ecco, questo è inverosimile. Di solito accade il contrario: sono alcuni credenti cresciuti nel crudele indottrinamento clericale ad evolvere mentalmente, liberarsi dai dogmi e ascendere alle vette del pensiero laico. Il percorso normale è dal credere al non credere, che è come dire dal non pensare al pensare: dal monte alla valle.
Certo, può succedere che i vecchi e i moribondi si sentano addosso la signora con la falce e allora si convertano per paura, oppure ti può morire un figlio o capitare qualcos’altro di così doloroso che hai bisogno di una morfina spirituale e allora ti converti per sofferenza; tuttavia si tratta pur sempre di ipotesi legate a un deprecabile decremento di razionalità, a una senescenza dell’intelletto sgradevole ma non inspiegabile. Ma che un ateo si converta così, senza esserci costretto? Che uno si faccia cattolico apostolico romano come esito di un percorso razionale, senza abdicare di uno iota alla propria intelligenza e consapevolezza e lucidità? Via, non scherziamo. Ridicolo, impossibile, intollerabile, assurdo come acqua che va all’insù.
Ecco, allora, perché della conversione di Magdi Cristiano Allam si aveva tutto l’interesse a parlare come del passaggio di un credente da una fede all’altra: perché questo è stato uno di quei casi in cui l’acqua davvero sale invece di scendere, e mostra che tutto sommato quella “punta d’acciaio” di cui parlava Severino non è poi così inarrestabile, perlomeno non a livello individuale e a pensarci bene neppure a livello globale.
Ma su questo, naturalmente, non conveniva aprire una riflessione seria: molto meglio presentarla come una questione interna ai rapporti cattogiudoislamici, cretini questi, cretini quelli.
Che tempo che fa
http://blog.messainlatino.it/2009/03/una-nuova-tempesta-mediatica-contro-il.html
Leggere assolutamente. Con tutti i commenti. Da piegarsi in due dalle risate. Applausi.
L’articolo 32
nell’epoca del rincoglionimento collettivo
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Questo qui sopra è il testo dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana. Se non ci credete, perché mica pretendo che vi fidiate di me a scatola chiusa, andate a controllare qui direttamente dal sito del Quirinale.
Le sei parole grassettate del secondo comma (tecnicamente sono quel che si chiama “riserva di legge”) consentono che l’individuo possa essere in alcuni casi oggetto di trattamenti sanitari anche senza il suo consenso; a garanzia del cittadino, questa possibilità deve essere decisa nell’ambito delle rigorose procedure con cui si forma la volontà della maggioranza democratica, cioè per legge (non varrebbero un decreto ministeriale o una circolare amministrativa o un’ordinanza del prefetto locale).
In base a questa riserva è costituzionalmente valida la legge 13 maggio 1978, n. 180 (Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori); è valida la legge 5 giugno 1990, n. 135 (Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS); è valido il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), che non è una legge ma un Decreto del Presidente della Repubblica, epperò si tratta di un Testo Unico che non ha valore normativo autonomo ma semplicemente coordina ed aggiorna varie disposizioni di legge sparse qua e là, e perciò va bene uguale.
Ora, io vi ho citato il contenuto preciso e completo dell’articolo 32 della Costituzione, e vi ho anche dato una fonte esterna per permettervi di verificare la mia affidabilità: ho fatto, cioè, due cose che molte persone non stanno facendo.
Non lo fa il senatore Ignazio Marino, che rilascia quasi un’intervista al giorno, spesso parlando dell’articolo 32 senza citare la riserva di legge del secondo comma (di nuovo, se non ci credete: qui). Non lo fa la redazione di Micromega, che manda una lettera al segretario del PD in cui scrive, testuale, che “
Potrei continuare con decine di altri esempi, ma il quadro è chiaro: è in corso una fenomenale campagna stampa di rincoglionimento collettivo. Stanno martellando l’opinione pubblica con l’idea che la nostra Costituzione sancisca l’individualismo assoluto, l’autonomia della propria vita e della propria morte come diritto assolutamente disponibile, l’inconcepibilità che una libertà del singolo possa in alcune caute circostanze sovrapporsi ad un interesse collettivo e magari anche esserne limitata. Attenzione, non stanno semplicemente sostenendo che
Il che è falso. È falso. È falso.
Ebbene, che questa campagna provenga anche da chi si professa socialista e addirittura comunista, da gente che non troppi anni fa pontificava sul marciume della democrazia formale contrapposto alla superiorità della democrazia sostanziale, e c’era anche chi sprangava coloro che si macchiavano di individualismo piccolo-borghese, già dovrebbe essere paradossale. O forse non lo è, stanno solo venendo alla luce le contraddizioni insanabili di un sistema ideologico destinato a crollare come un castello costruito sulla sabbia.
Ma ciò che mi sbalordisce, e mi deprime, e come a Ferrara mi fa veramente schifo, è l’impunità con cui si possono scrivere sui giornali amici o dire in televisione nelle trasmissioni amiche tali corbellerie. Qua non stiamo parlando del sesso degli angeli o del sistema eliocentrico o del disegno intelligente o di chissà che argomento erudito e difficilmente verificabile con mezzi propri da parte dell’uomo della strada: si parla del nostro testo costituzionale, facilmente reperibile, e che dovrebbe essere insegnato a scuola nell’ora di educazione civica.
Eppure questi personaggi possono spacciare pubblicamente una versione rimaneggiata dell’articolo 32, nella certa e felice consapevolezza che quasi nessuno si prenderà la briga di andare di persona a controllare che diamine dica davvero il predetto articolo. E infatti pochissimi lo fanno, altrimenti costoro sarebbero già stati ricoperti di pece e piume sputtanati come meritano.
Poi qualcuno dice che i cattolici sono cretini che hanno rinunciato a pensare con la propria testa e prendono per oro colato le fandonie dei preti perché Gesù ha detto che bisogna credere senza vedere.
L’arroganza?
C’è qualcosa di anomalo nel titolo dell’intervista che appare sul Corriere della Sera a Monsignor Fisichella, a proposito del provvedimento di Obama per finanziare le ONG che incoraggiano l’aborto nei Paesi in via di sviluppo: “l’arroganza di chi si crede nel giusto”.
Una frase che mi ha fatto alzare le sopracciglia, perché l’equazione “credere di essere nel giusto = essere arrogante” non è certo tipica di un monsignore, ma rispecchia semmai quella vulgata relativistica che permea la nostra società postmoderna.
«L'essenziale è saper ascoltare tutte le istanze del Paese, senza rinchiudersi in visioni ideologiche con l'arroganza di chi, avendo il potere, pensa di poter decidere della vita e della morte».
Il mondo di oggi è più piccolo di quello che crediamo e i temi etici suscitano grande incertezza e magari gravi conflitti nella popolazione. Per questo vanno affrontati con grande prudenza e non con l'arroganza di chi si crede nel giusto, apponendo la firma a un decreto che di fatto è un'ulteriore apertura all'aborto e quindi alla distruzione di esseri umani».
Insomma, se uno si prende la briga di leggere attentamente il testo dell’intervista, può forse capire che Fisichella lega l’arroganza del gesto in questione non al “credersi nel giusto” di per sé, ma alle sue oggettive conseguenze nefaste per i soggetti che saranno abortiti.
Se invece uno si limita a leggere il titolo, probabilmente penserà una roba del tipo “aho, hai capito ‘sto prete, quando lui c’ha
E sospetto che questo alla redazione del Corriere lo sappiano benissimo.
Colpito e affondato
Premesso che della scena in cui Nanni Moretti inc*** Isabella Ferrari non me ne può fregare di meno, non ho potuto non notare come ultimamente, ogni volta che qualche cattolico dal Papa in giù esprime un’opinione più o meno pregnante e più o meno argomentata su praticamente qualsiasi cosa, dai pericoli della scienza male usata all’erosione individualistica dei legami affettivi all’amplesso posteriore di cui sopra, quelli del Corriere usano nel titolo e nel testo parole come “affondo”, “attacco”, “offensiva”, “anatema”, eccetera.
Domanda: perchè?
Possibile risposte:
1) freudiana: nel caso di specie il giornalista, mentre scriveva l’articolo, stava ripensando inebriato a ben altro tipo di affondo, ovvero quello su cui verteva l’opinione espressa dal prelato. Più probabile di quanto non si creda.
2) complottista: ci sono modi palesi per indirizzare il pensiero del lettore in una direzione, ma spesso sono più efficaci i modi occulti, quelli in cui il giudizio su un fatto è inserito nella descrizione del fatto stesso (“la sventurata rispose”). Detto papale papale: i grembiulini-squadra-e-compasso del corriere vogliono dare della Chiesa - strumentalmente identificata per l’occasione con un singolo ecclesiastico - un’immagine negativa e antipatica, e perciò usano un certo tipo di linguaggio per descriverne le gesta, un linguaggio che sottintende un soggetto aggressivo che attacca qualcuno. Retrosottinteso: i Laici debbono difendersi.
A me di solito non piacciono i complottismi, però, però, però...
(a proposito, non vi è sfuggito il pressing del corriere affinché i radicali siano accolti a braccia aperte nel PD, vero?)
3) banale: molti giornalisti del corriere scrivono male, hanno un vocabolario sciatto e limitato, usano sempre le stesse parole perchè altre non ne conoscono. Questa è forse l’ipotesi più orripilante.
Detto tutto questo, certo che il corriere della sera è caduto proprio in basso. Anzi: il corriere della sega, come lo chiama un amico. Negli ultimi anni non ho mai visto una mainpage in cui non ci fossero link a calendari di donne poppute, notizie pruriginose, dotte dissertazioni comparative sul lato B di questa e di quest’altra, e così via. E pensare che una volta questo era un giornale serio e sobrio: adesso in certe parti sembra un playboy risciacquato. Si salva poco: il forum “Italians” di Beppe Severgnini, la rubrica “calendario” di Galli della Loggia (a proposito, ma l’hanno sospesa?), qualche editoriale di Magris o Panebianco, e poco altro. Briciole, rispetto al passato.
Insomma: il corriere della sera non mi piace più. Ma non dubito che a Via Solferino sapranno farsene una ragione.
No, non sto parlando della caduta del governo. Quella è una faccenda così ingarbugliata, e così stomachevole per le sue modalità, che mi provoca quasi ribrezzo, e devo ancora riordinare le idee al riguardo.
Stavo parlando della bella sentenza del TAR Lazio. Ecco alcuni estratti dal prevedibile peana del professor Veronesi, su Repubblica:
“Complimenti ai magistrati che ancora dimostrano di spingersi nel terreno della difesa delle idee, là dove il Parlamento non arriva neppure a muoversi.”
Tradotto dal veronese all’italiano: complimenti ai magistrati che, invece di fare il loro dovere e applicare la legge, sconfinano dal loro ambito e della legge se ne fottono e producono sentenze ideologiche. Bravi, questo è impegno civile.
“La diagnosi pre-impianto permette la scelta, tra gli embrioni prodotti in vitro, di quello che non porta il seme della malattia, per impiantarlo. Che vuol dire la certezza di un figlio sano e che nulla ha a che vedere con l'eugenetica.”
Tradotto: i figli malati non hanno diritto di vivere e perciò se vogliamo li scartiamo, però noi lo facciamo in provetta e perciò la nostra eugenetica non ha nulla a che fare con quella degli spartani e dei nazisti. Non per vantarci, ma è molto più efficiente.
“nei casi di portatori di malattie genetiche il concepimento naturale può essere una condanna a morte, se nell'embrione sono presenti tare ereditarie”
Tradotto: siccome il figlio malato potrebbe morire, prima o poi, per non correre rischi è meglio farlo morire subito. Perché sprecare tempo e soldi e risorse per un prodotto che non ha la garanzia di funzionamento?
Dopodichè, mi sale la nausea allo stomaco e mi vado a leggere qualche pagina dell’Anticristo di Nietzsche. “I deboli e i malriusciti devono perire: questo è il principio del nostro amore per gli uomini.” Suvvia, almeno il pazzo baffuto certe cose aveva il coraggio di scriverle chiaro e tondo, l’ipocrisia di Repubblica avrebbe fatto schifo anche a lui.
v-day
Diceva Platone, se non ricordo male, che la cosa migliore sarebbe che i filosofi diventino re; tuttavia, essendo la cosa abbastanza improbabile, che almeno siano i re a diventare filosofi.
Oggigiorno, mutatis mutandis, una delle cose peggiori che possono capitare è che i politici diventino buffoni; ed essendo la cosa abbastanza probabile, è logico e consequenziale che per reazione i buffoni diventino politici.
Premesso tanto sopra, giusto per inquadrare filosoficamente il tutto, qualche veloce considerazione sul caso Grillo…
(continua a leggere sull’Esagono)
torietoreri in Tempus fugit &n...
utente anonimo in Tempus fugit &n...
ClaudioLXXXI in Ma come fanno a non ...
ClaudioLXXXI in Ma come fanno a non ...
Yussuf in Ma come fanno a non ...
utente anonimo in Tempus fugit &n...
utente anonimo in Tempus fugit &n...
utente anonimo in Il paradigma della n...
ClaudioLXXXI in Tempus fugit &n...
ClaudioLXXXI in Ma come fanno a non ...
BLOG - A conservative mind
BLOG - Anna Vercors
BLOG - Apota
BLOG - Areaditransito
BLOG - Berlicche
BLOG - Bizblog
BLOG - Born in Bivigliano
BLOG - cazzeggio libero
BLOG - Crossroads
BLOG - Cuoredipizza
BLOG - del visibile
BLOG - E' tutta colpa di K
BLOG - EscatologiKa
BLOG - Faber's place
BLOG - Factum
BLOG - Filosofia e fede
BLOG - Fior di cactus
BLOG - Gino
BLOG - Giovanni da Rho
BLOG - Heaven Astrolabe
BLOG - Hope and Love is Life
BLOG - Il come, più che il cosa
BLOG - il piccolo zaccheo
BLOG - Il pubblicano
BLOG - In Direzione Ostinata E Contraria
BLOG - in italiano
BLOG - Ismael
BLOG - JBFletcher
BLOG - Kelebek
BLOG - Kukulkan
BLOG - la società degli strumenti scordati
BLOG - Labre
BLOG - Lavori in corso
BLOG - licenziamentodelpoeta
BLOG - magisamica
BLOG - Martayensid
BLOG - Messa in latino
BLOG - Nihil Alieno
BLOG - Osteria Volante
BLOG - Papa Ratzinger
BLOG - Parole corsare
BLOG - Pensieri(ni)
BLOG - Pesce Vivo
BLOG - Piccolo Uomo
BLOG - Poemen
BLOG - Quadernetto
BLOG - Quid est veritas?
BLOG - Registro di classe
BLOG - Rottami e diamanti
BLOG - Saura Plesio (Nessie)
BLOG - seraphim
BLOG - Shapiro
BLOG - Silvana De Mari
BLOG - Sindrome Post Aborto
BLOG - stranocristiano
BLOG - Totalitarismo Totale
BLOG - Uomo vivo
BLOG - Vincenzillo
BLOG - Wind Rose Hotel
BLOG - wXre
Centro Studi Tocqueville-Acton
EX BLOG - Caverna
EX BLOG - Critica della Ragion Pubblica
EX BLOG - EffimeraMente
EX BLOG - Il Crepuscolo Delle Scintille
EX BLOG - La divina indifferenza
EX BLOG - La perfezione della medusa
EX BLOG - Piccola Cellula Del Terrore
EX BLOG - Synchronicity
EX BLOG - Una Persona Intorno
EX BLOG - Upi on Paper
Lupus in pagina
Opus Dei
Samizdatonline
Santa Sede
STAMPA - rassegna stampa Camera
STAMPA - Rassegna stampa Senato
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
Cinema
Letteratura
Guida Galattica per autostoppisti
Miscellanea
Dal padre-padrone al padre-demiurgo
Libero arbitrio, prescienza, onnipotenza, tempo, eternità
La soggettività giuridica del concepito
Cari amici, vi voglio convertire perchè vi voglio bene
La necessità della morte: il senso della vita
antiteismo
caritas in veritate
cinema
destra e sinistra
esagono
islam
laicita
letteratura
libero arbitrio
pseudogiornalismo
relativismo
scienza
visitato *loading* volte
© i diritti sui contenuti di questo blog sono riservati e protetti dalle norme vigenti sul diritto d'autore (legge 22 aprile 1941 n. 633 e seguenti).
questo blog è sideralmente distante dal concetto stesso di testata giornalistica, stante l’assoluta aperiodicità della pubblicazione dei post (sovente rari e lunghissimi), e mai e poi mai potrebbe essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Questo blog occasionalmente pubblica immagini tratte dalla rete, citandone la provenienza se necessario; comunque, ove qualche detentore di diritti non fosse contento, mi faccia sapere e celermente rimuoverò. Questo blog ha installato un contatore visite, ma cerca di non guardarlo troppo spesso, per il resto non è interessato a raccogliere collazionare e conservare informazioni su luoghi e itinerari di provenienza dei visitatori, uno perché gliene tange relativamente poco e due perché non saprebbe come farlo, perciò per tutte le questioni di privacy rimanda alla policy di Splinder e stop. Questo blog vuole proteggere i propri diritti d’autore ut sopra descritto, perciò si prega non commettere plagi, naturalmente sono invece ben accette le citazioni con indicazione della fonte.
L’amore vuole amare. Anche se l’amore non è amato, che importa? L’amore ha bisogno di amare. L’amore deve amare. L’amore ama l’amore, l’amore ama amare l’amore, l’amore ama il suo amar amare l’amore in un crescendo vertiginoso esponenziale di amore per amore per amore che si moltiplica per sé stesso fino a non finire mai. L’amore autoreferenziale, autonecessitato, autonutritivo, autoesplicativo. L’amore come il serpente ouroburos degli alchimisti che si morde la coda. L’amore che realizza il moto perpetuo perché delle leggi della termodinamica se ne frega. L’amore è l’unica cosa che amando sé stessa non è mai egoismo, perché è sempre amore.