Un blog fuori dalle catacombe.
Pro-choice

Anzitutto, vorrei dire che le continue accuse di immoralità che ogni tanto qualche fanatico ci rivolge, a me e a tutti quelli che la pensano come me, mi dispiacciono e mi danno fastidio. Non è che siamo mostri senza cuore o che altro. Io mi considero fondamentalmente una brava persona, non ho mai fatto male a nessuno, sono un commerciante serio e stimato nel mio ambiente. Ho una moglie encomiabile che non ho mai tradito e abbiamo avuto due bambine, molto desiderate e molto amate, che sono la luce dei miei occhi. Non penso proprio di meritare che mi si dica, chessò, che abbiamo un’ideologia mortifera o che facciamo il lavoro sporco del diavolo.
Proprio l’altro giorno mia cugina, che in un dibattito pubblico stava raccontando la sua esperienza e spiegava le sue idee, a un certo punto è stata apostrofata da un fomentato vigliacco come assassina. Mi ha detto che si è sentita sul punto di piangere. Come si fa a dire a una donna che è un’assassina. Se ci fosse stato lì presente suo marito, che ha il sangue caldo nelle vene, penso che sarebbe finita molto male. Se il vile che l’ha insultata a quel modo conoscesse davvero mia cugina, tutto quello che ha dovuto passare (e non dimentichiamo quant’è difficile per una donna farsi strada nel mondo del lavoro oggi, quanti dilemmi bisogna affrontare!), le chiederebbe scusa in ginocchio.
Volete sapere come la penso io? Semplice. Io sono un liberale. Penso che lo Stato debba immischiarsi il meno possibile nella vita dei cittadini e garantir loro la più ampia libertà di scelta, su ogni argomento. Credo di avere il diritto ad essere io a decidere della mia vita e delle mie proprietà, e non un ente astratto e lontano, meno che mai un monarca biancovestito che pretende di dirmi dal suo trono cosa devo fare. È la libertà che ha reso grande il nostro paese e sarà la mancanza di libertà, dovessero mai prevalere i nostri avversari, che lo distruggerà. Ed è nostro dovere difendere la libertà, dovessimo fare una guerra civile!
Che poi la legge attuale in fondo dà una facoltà, non impone mica un obbligo, e forse è proprio questo più di ogni altra cosa a dare fastidio a quei fanatici: vorrebbero imporci per legge la loro morale, le loro idee, il loro stile di vita. Io invece non approvo le loro convinzioni, ma di certo non cerco di impedir loro di vivere come meglio credono, purché loro mi usino la stessa cortesia. Una cosa simile l’ha detta quel grand’uomo di Voltaire, e io sono proprio d’accordo con lui.
Sì, certo, la religione… Guardate, io in linea di principio non ho nulla contro la religione. Molti pensatori oggigiorno non fanno che parlarne male, è la rovina del mondo, quando l’avremo eliminata staremo tutti molto meglio, eccetera. Secondo me il problema non è la religione, ma i religiosi. Una parrocchia è come una vacca, se non va bene la si cambia. Ci sono religiosi che stanno dalla parte dei fanatici, specie quelli abituati all’obbedienza cieca a qualcuno, ma ci sono anche religiosi dalla parte di noi galantuomini, gente abituata a interpretare liberamente le scritture, che capisce che non si possono fermare il progresso e il commercio. Insomma, non possiamo basare il nostro modo di vivere esclusivamente su quello che il caporione di una tribù di schiavi fuggitivi scrisse nel deserto qualcosa come tremila anni fa, e meno che mai possiamo farlo in quest’epoca illuminata dalla ragione.
Poi c’è la questione scientifica. È un essere umano, non è un essere umano. Sì, no, forse. Come la penso io? Sinceramente non credo che sia un essere umano: insomma, la differenza si vede a occhio nudo. Non sto dicendo che non è un essere vivente, certo che lo è: solo che non è un essere umano. Perlomeno, non interamente. Quelli che hanno studiato, e ne capiscono di queste cose, dicono che si tratta di uno stadio interrotto, uno sviluppo non completato. Mi sembra convincente. E quel che è certo, comunque, è che non è autonomo: questo, francamente, sono pochissimi a negarlo, anche tra i nostri avversari. E senza autonomia è impossibile vivere. Quand’anche tutto il resto fosse insicuro, questa sarebbe l’unica cosa certa.
Qualcuno dice che alla fin fine l’unica verità è proprio che non riusciamo a raggiungere la verità. Boh, potrebbe anche essere. Ma in fondo non sarebbe questo un motivo in più per lasciare alla gente, data l’opinabilità di tutto quanto, semplicemente la libertà di scegliere da sé cosa fare?
Ecco, vedete, secondo me alla fin fine tutto si riduce proprio a un problema di libertà di scelta. Non è questione di nord e sud, industriali e agricoltori, repubblicani e democratici. E’ una battaglia tra chi vuole decidere per sé e chi vuole imporre le sue idee agli altri. Gli abolizionisti hanno un bel dire, ma la questione è semplice: nessuno è obbligato a tenere degli schiavi. Chi disapprova la schiavitù può sempre liberare i suoi schiavi, come qualcuno ha fatto anche qui da noi, ma non può pretendere che la sua morale diventi legge per tutti.
Che poi basta, con quella storiella di Adamo e del progenitore comune, ma chi ci crede più.
Comunque, ripeto, non è che qua siamo dei mostri senza cuore. Io ai miei schiavi ci bado, gli do da mangiare ogni giorno, e li faccio frustare solo quando se lo meritano. E anche se non sono umani come noi, devo ammettere che alcuni ci si avvicinano parecchio e meritano qualche fiducia. Per dire, questo fine settimana porto la famiglia a trovare mia cugina e suo marito. Alle bambine è sempre piaciuta zia Rossella. Beh, ho affidato a quel Tom la gestione dei turni alla piantagione. Sì, beh, certo, con la supervisione del mio segretario, mica sono impazzito. Ma non mi preoccupo, gli altri schiavi rispettano Tom. Un ottimo elemento. Davvero intelligente, per essere un negro. Qualche volta penso che, se continua a lavorare così bene, quando sarà vecchio potrei anche decidere di liberarlo... o forse no, potrebbe essere proprio un gesto crudele nei suoi confronti. Che cosa farebbe lasciato a sé stesso, non autonomo, incapace di gestirsi da solo? Mah, ci penserò.
L’importante è che sia una mia scelta.
***
Note al testo:
- come molti di voi avranno ormai capito, l’immagine iniziale è volutamente fuorviante;
- non ho mai letto né visto Via col Vento e ignoro completamente se Rossella avesse un cugino, e neanche me ne importa qualcosa;
- però ho letto La capanna dello Zio Tom;
- se pensate che potesse essere insolito per uno schiavista citare e apprezzare Voltaire, vi invito ad informarvi su ciò che il tollerante filosofo pensava dei neri;
- nonché dei suoi interessi economici nel commercio di schiavi;
- nonché delle controversie sul poligenismo e il preadamismo (cfr. qui);
- la retorica liberale schiavista non è una mia invenzione; da quel che so, era un normale argomento dialettico dei tempi prima della guerra civile;
- idem la retorica buonista che alla fin fine la schiavitù era nell’interesse dei neri, che non erano capaci di gestirsi da soli;
- infine, questo post mi è stato ispirato dalla lettura dell’intervista su Avvenire a Barack Obama, notoriamente su posizioni pro-choice (nel senso contemporaneo del termine).

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L’amore vuole amare. Anche se l’amore non è amato, che importa? L’amore ha bisogno di amare. L’amore deve amare. L’amore ama l’amore, l’amore ama amare l’amore, l’amore ama il suo amar amare l’amore in un crescendo vertiginoso esponenziale di amore per amore per amore che si moltiplica per sé stesso fino a non finire mai. L’amore autoreferenziale, autonecessitato, autonutritivo, autoesplicativo. L’amore come il serpente ouroburos degli alchimisti che si morde la coda. L’amore che realizza il moto perpetuo perché delle leggi della termodinamica se ne frega. L’amore è l’unica cosa che amando sé stessa non è mai egoismo, perché è sempre amore.