Un blog fuori dalle catacombe.
Non è abbastanza
2009
(il giornalista)
“Commentiamo in diretta lo storico viaggio di Benedetto XVI in Israele. Il Papa sta parlando nello Yad Vashem, e sta ricordando l’innegabile realtà storica dell’Olocausto. Abbiamo invitato in studio il rabbino […] per sapere cosa pensa di questo importante evento… ma vedo che il rabbino scuote la testa in segno di delusione, forse qualcosa non lo ha soddisfatto, chiediamoglielo direttamente…”
(il rabbino)
“Si tratta sicuramente di un’esperienza per alcuni versi positiva, sarebbe ingeneroso riconoscerlo. Purtroppo è anche un’occasione sprecata, perché restano ancora perplessità… la verità è che stiamo facendo dei passi indietro, questo papa non ha il coraggio del suo predecessore, e ci chiediamo se non voglia far regredire il dialogo interreligioso fino alla cancellazione. Per esempio, giustamente il papa ha ricordato l’innegabile realtà storica dell’Olocausto. Ma perché non ne ha nominato anche i responsabili, gli esecutori materiali? Perché non ha pronunciato le parole ‘tedesco’ e ‘gerarca nazista’, per paura forse? Si vuol forse sottilmente suggerire che
2009 + x
(il giornalista)
“Commentiamo in diretta lo storico viaggio di […] in Israele. Il Papa sta parlando nello Yad Vashem, in cui già parlò il suo predecessore Benedetto XVI. Ecco, ora il Pontefice sta ricordando l’innegabile realtà storica dell’Olocausto… ricorda quali furono i tragici filosofi, e anche gli ecclesiastici, il cui pensiero inquinò la cultura tedesca e preparò il terreno all’ascesa al potere dei gerarchi nazisti… sta nominando gli esecutori dell’Olocausto: Adolf Hitler, nato a Branau Am Inn il 20 aprile 1889; Hermann Göring, nato a Marienbad il 12 gennaio 1893; Heinrich Himmler, nato a Monaco di Baviera il 07 ottobre 1900; Ernst Röhm, nato a Monaco di Baviera il 28 novembre 1887; Anton Drexler, nato a Monaco di Baviera il 13 giugno 1884; Rudolf Hess, nato ad Alessandria d'Egitto il 26 aprile 1894; Martin Bormann, nato a Wegeleben il 17 giugno 1900; Rudolf Höss, nato a Baden-Baden il 25 novembre 1900; Theodor Eicke, nato a Hampont il 17 ottobre 1892; Arthur Liebehenschel, nato a Posen il 25 novembre 1901; Richard Baer, nato a Floß il 9 settembre 1911; Joachim von Ribbentrop, nato a Wesel il 30 aprile 1893; Joseph Goebbels, nato a Rheydt il 29 ottobre 1897…”
(novantadue minuti dopo)
“… Leni Riefenstahl , nata a Berlino il 22 agosto 1902.
Ecco, approfittiamo di una breve interruzione pubblicitaria per raccogliere il commento del rabbino […] sull’importante evento a cui stiamo assistendo… ma vedo che il rabbino scuote la testa in segno di delusione, forse qualcosa non lo ha soddisfatto, chiediamoglielo direttamente…”
(il rabbino)
“Non voglio certo disconoscere le potenziali conseguenze positive di questo affascinante cerimoniale. Al tempo stesso, la sincerità mi impone di confessare che provo anche del disappunto… forse non è ancora arrivato il momento di una piena riconciliazione. Ma suvvia, diciamo la verità, stiamo facendo dei passi indietro, questo papa non ha il coraggio del suo predecessore e ci chiediamo se non voglia far regredire il dialogo interreligioso fino alla cancellazione. Giustamente il papa ha ricordato la deplorevole memoria dei nazisti che compirono il misfatto. Ma perché ha detto che essi “uccisero” gli ebrei, invece di dire che li “assassinarono”? Perché ha attentamente scelto di usare una parola meno incisiva? Si vuol forse sottilmente minimizzare la portata storica di quanto è accaduto? E poi, perché limitare il discorso ai soli tedeschi nazisti? Il papa ha forse interesse a dimenticare che il nazismo arrivò al potere con elezioni democratiche? Vuol forse dire darci ad intendere che quegli uomini furono un incidente storico, disgiunti dalla responsabilità collettiva del popolo che li mandò al potere? O si vuol suggerire che tutto va bene se c’è la democrazia? E poi, il papa ha detto che degli ebrei furono uccisi, ma ha omesso di specificare che furono in sei milioni. Perché questa omissione? Si vuol forse…”
2009 + x + y
(il giornalista)
“Commentiamo in diretta lo storico viaggio di […] in Israele. Il Papa sta parlando nello Yad Vashem, in cui già parlarono i suoi predecessori Benedetto XVI e […]. Il Pontefice sta ricordando l’innegabile realtà storica dell’Olocausto… deplora le gesta dei gerarchi nazisti, e ricorda le cause del tragico eccidio che portò alla morte di circa sei milioni di ebrei, tra i due e i tre milioni di prigionieri di guerra sovietici, due milioni di polacchi, cinquecentomila zingari, duecentomila disabili, quindicimila omosessuali, e molti altri… afferma che per la moderne democrazie c’è un’amara lezione da imparare dal fatto innegabile che il nazismo arrivò al potere tramite elezioni democratiche, e che questo deve metterci in guardia dal credere che certi valori fondamentali possano dipendere da un voto di maggioranza. Ecco, ora il Pontefice sta elencando le liste elettorali della Germania nel 1933: nel Land dello Stato libero di Anhalt … nel Land della Repubblica del Baden … nel Land dello Stato libero di Baviera … nel Land dello Stato libero di Braunschweig … nel Land di …”
(novecentoventi minuti dopo)

“… e dunque, in conclusione, questa fu la percentuale di consensi per il partito nazista nel 1933.
Ecco, approfittiamo di una breve interruzione pubblicitaria per raccogliere il commento del rabbino […] sull’importante evento a cui stiamo assistendo… ma vedo che il rabbino scuote la testa in segno di delusione, forse qualcosa non lo ha soddisfatto, chiediamoglielo direttamente…”
(il rabbino)
“Non vorrei essere ingeneroso, dopotutto è lecito nutrire speranze che qualcosa di buono possa venire questa occasione, né voglio offendere la solennità del santo rituale cui abbiamo appena assistito. Ma bisognerebbe molto ingenui per credere che tutto sia risolto. Bisogna purtroppo riconoscere che stiamo facendo dei passi indietro, questo papa non ha il coraggio del suo predecessore, e ci chiediamo se non voglia far regredire il dialogo interreligioso fino alla cancellazione…

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L’amore vuole amare. Anche se l’amore non è amato, che importa? L’amore ha bisogno di amare. L’amore deve amare. L’amore ama l’amore, l’amore ama amare l’amore, l’amore ama il suo amar amare l’amore in un crescendo vertiginoso esponenziale di amore per amore per amore che si moltiplica per sé stesso fino a non finire mai. L’amore autoreferenziale, autonecessitato, autonutritivo, autoesplicativo. L’amore come il serpente ouroburos degli alchimisti che si morde la coda. L’amore che realizza il moto perpetuo perché delle leggi della termodinamica se ne frega. L’amore è l’unica cosa che amando sé stessa non è mai egoismo, perché è sempre amore.