Un blog fuori dalle catacombe.
All We Need Is Love
Dal nostro inviato
A mezzogiorno, quando la piazza è ormai gremita, lo spettacolo è sorprendente: migliaia di persone, decine e centinaia di migliaia di persone, che manifestano per i loro diritti contro ogni forma di discriminazione. La piazza è completamente piena: ogni pochi metri si possono leggere striscioni come “io sono uguale a voi”, “matrimonio per tutti, matrimonio tra tutti”, “la mia libertà è uguale alla vostra”. Non mancano i riferimenti critici al presidente del consiglio, con titoli variopinti come “prima ci illude e poi ci delude”, “tutti i diversi sono uguali ma qualcuno è più uguale”, “per voi solo i gay possono essere felici”.
Avviciniamoci a qualcuno dei manifestanti e cerchiamo di capire le loro ragioni. Parliamo per esempio con Giulio, Caterina e Giacomo, che indossano una maglietta con su scritto “non c’è due senza tre”. È Caterina a parlare per tutti:
“Quando il presidente del consiglio legalizzò i matrimoni omosessuali, pensammo che ormai c’era posto anche per noi. Pensammo che sarebbe arrivato anche il nostro turno, la nostra possibilità di gridare il nostro amore trilaterale al mondo e vederlo riconosciuto dallo Stato. Ma le nostre erano solo illusioni. Gli omosessuali che vivono un amore a due sono soddisfatti, ma le persone come noi… etero, gay, bisex, trans, non c’è nessuna differenza… noi che abbiamo il cuore troppo grande per amare una persona sola, noi continuiamo a essere discriminati. È incredibile che al giorno d’oggi, nel terzo millennio, i pregiudizi contro i matrimoni a n-componenti esistano ancora. Certe volte sembra di stare nel medioevo”.
Caterina parla con foga e a voce alta, i suoi due fidanzati le tengono ciascuno una mano. Poco lontano, una dozzina di persone che si sono incatenate l’un l’altra sentono questo discorso e applaudono. “Brava, questo è un discorso laico e democratico!”. Ci avviciniamo anche a loro e proviamo a fare qualche domanda.
“Il nostro è un amore immenso, grandissimo. Siamo dodici persone e ci amiamo tutti tra di noi. Sì, ognuno di noi ama gli altri undici, proprio così: al cuore non si comanda. Siamo una famiglia allargata, la sera ceniamo tutti assieme e nessuno si sente mai solo. Ma lo Stato si rifiuta di riconoscere al nostro amore la stessa dignità che riconosce a quella delle coppie: siamo costretti a vivere divisi tra il nostro essere e il nostro apparire. Quando sulla nostra carta d’identità sarà scritta, alla voce coniugi, la lista delle persone che amiamo nessuna esclusa, allora saremo pienamente felici.”
Proviamo a fare una piccola provocazione: ma non avete pensato di sposarvi a coppie, visto che avete anche la fortuna di essere in numero pari?
“No, sarebbe un’offesa ai nostri sentimenti. Come possiamo discriminare tra le undici persone che amiamo? Come può lo Stato essere così crudele da costringerci a compiere questa terribile scelta? Oggi siamo in questa piazza per dire chiaro e tondo che ogni essere umano ha diritto alla felicità, perciò deve essere libero di sposare tutte le persone che ama, tutte, tutte!”
Proseguiamo nella manifestazione. Ippasia, una ragazza in tenuta da fantina, cavalca un bel puledro bianco. “Lui si chiama Brunello”, dice accarezzandogli la criniera con un gesto che esprime un grandissimo affetto. Purtroppo qui facciamo una piccola gaffe: stoltamente chiediamo a Ippasia da quanto tempo “possiede” Brunello. Lei non si arrabbia, risponde da persona beneducata, ma il suo volto amareggiato lascia trasparire quanto il suo giovane cuore sia ferito da questa domanda:
“Io non POSSIEDO Brunello. Nel nostro rapporto nessuno è inferiore all’altro, questo è un AMORE a pari dignità. Lo Stato non vuole riconoscere la nostra unione, ma per secoli sono stati celebrati matrimoni in cui le donne erano trattate come animali.
Eppure al giorno d’oggi c’è ancora chi non è disposto ad accettare un matrimonio tra umani e animali…
“Lo so, e devo dire che ho ricevuto molte delusioni. Mi aspettavo che i soliti OSCURANTISTI… i clericali, le religioni che vogliono imporre la loro fede… sapevo che questi fanatici mi odiano e vogliono che io sia infelice, vogliono impedirmi di veder riconosciuto dallo Stato il mio AMORE. Ma per me è stato molto doloroso constatare che anche molti cosiddetti PROGRESSISTI, gente a favore di omomatrimoni e plurimatrimoni… loro scuotono la testa e dicono “beh, il matrimonio gay va bene, il matrimonio collettivo va bene, ma il matrimonio con gli animali è un’esagerazione”. E queste erano le stesse persone che fino al giorno prima dicevano che l’unica cosa necessaria a fare una famiglia è l’AMORE! Invano gli ho fatto notare la loro INCOERENZA, invano gli ho detto che il mio AMORE ha la stessa dignità del loro amore. Niente: per loro il mio amore è di serie B, io sono una cittadina di serie B. Loro possono SPOSARE chi vogliono, io no: che democrazia è? Per questo io e Brunello siamo venuti oggi a questa bellissima manifestazione. Oggi ho incontrato tante persone che sono nella mia stessa condizione: umani che amano cavalli, cani, gatti, scimmie, pesci, serpenti, alberi… siamo tutti qui a chiedere che lo Stato riconosca il più fondamentale di tutti i DIRITTI UMANI , il diritto all’AMORE.”
La manifestazione continua, dobbiamo andare avanti e intervistare altre persone, ma non possiamo evitare di fare un’ultima domanda a Ippasia. Sperando di non metterla in imbarazzo, le chiediamo: e con il sesso, come si fa? Lei sorride, scrolla le spalle, accarezza Brunello e sussurra:
“L’amore trova sempre una via”.
Brunello nitrisce.
Proseguiamo tra la gente. C’è tanta allegria nella piazza, tante persone dall’aspetto moderno e senza pregiudizi. Ci avviciniamo a un uomo elegante, dai capelli brizzolati, che cammina portando affianco a sé una bicicletta per bambini. La cosa ci incuriosisce, perché nella folla è praticamente impossibile andare in bicicletta, e così chiediamo spiegazioni.
“Questa è la bicicletta su cui ho imparato a pedalare da bambino, quasi quarant’anni fa. Le sono sempre stato molto legato, ma solo recentemente ho capito che quel sentimento di affetto si era trasformato in qualcosa di più profondo. Io amo questa bicicletta, e siccome questa è una democrazia e tutti i cittadini sono uguali, il mio amore ha la stessa dignità di quello di chiunque altro. Io ho il diritto a sposare la mia bicicletta e lo Stato non può negarmelo.”
Eppure qualcuno direbbe che il matrimonio può avvenire solo tra esseri viventi, che è innaturale sposare un oggetto…
“Si tratta solo di ipocrisia e chiusura mentale, pregiudizi che una democrazia laica e moderna deve lasciarsi alle spalle. Io non voglio imporre niente a nessuno: qualcuno è forse obbligato a sposare una cosa? Chi vuole lo fa, chi non vuole non lo fa, semplice. In che modo il mio matrimonio con la mia bicicletta potrebbe mettere a repentaglio i matrimoni tra esseri viventi? Magari il giorno prima loro gli sposi sono felici e contenti, il giorno dopo io sposo la mia bicicletta e quelli, che neanche mi conoscono, si mettono a litigare e picchiano i figli … ma davvero qualcuno pensa che sia possibile una cosa del genere? Oggi sono qui per gridare al mondo il mio diritto a sposare ciò che amo, tutto ciò che amo, ogni cosa che amo. Siamo in tanti in questa piazza ad amare un oggetto che ci è particolarmente caro: un quadro, un comodino, una bambola gonfiabile, un portachiavi… Questa è l’ultima frontiera del razzismo: no alle discriminazioni matrimoniali tra esseri viventi e cose!”
Successivamente incontriamo:
- un uomo e una donna, legalmente sposati da molto tempo, con i loro tre figli. Tutti e cinque hanno capito che si amano tutti tra loro, e vogliono sposarsi con un matrimonio pentagonale. Portano un grande stendardo che dice: “se sei già famiglia, perché non puoi essere ancora più famiglia? Sì ai matrimoni incestuosi”.
- una vedova, che ama ancora il suo defunto marito e dunque chiede di essere ancora legalmente sposata con lui: “L’amore è più forte della morte – no alle discriminazioni tra vivi e non vivi”.
- una giovane ragazza, che ama alla follia il suo idolo musicale (il cantante Giorgio Michele, leader del gruppo musicale “Picchiare!”), e perciò chiede di essere legalmente sposata a lui. All’inizio siamo un po’ perplessi, perché il cantante non conosce personalmente questa sua grande fan, ma questa ragazza intelligente con un grande sorriso ci spiega tutto: “io non pretendo che il mio amato Giorgio mi sposi, perché io non impongo nulla a nessuno. L’importante non è che lui sia sposato a me, ma che io sia sposata a lui: voglio un matrimonio unilaterale. È questo che lo Stato deve riconoscere, il mio immenso amore per Giorgio Michele e la sua fantastica musica.”
- un professore di storia dell’arte, innamorato del cubismo. “Io amo il cubismo, questo bellissimo movimento artistico d’avanguardia che dal
Infine, notiamo tra la folla un giovane dall’aria austera e solitaria. Cammina un po’ in disparte, in silenzio. Ci avviciniamo a lui e gli chiediamo qual è il suo grande amore, la persona /gruppo di persone / animale / gruppo di animali / vegetale / gruppo di vegetali / oggetto / gruppo di oggetti / idea astratta / insieme di idee astratte / altro che lui ama.
Il giovane fa un sorriso intelligente e risponde: “Nessuno.”
Allora, sei qui per solidarietà con gli altri manifestanti?
“Non esattamente. Io non amo nessuno, non voglio amare nessuno, sono un egoista. Sono qui oggi per chiedere allo Stato il diritto a riconoscere questa mia condizione, perché anche noi solitari misantropi abbiamo il diritto di non essere discriminati. Io voglio sposare me stesso.”
Te stesso?
“Certo. Tutti i cittadini di una democrazia sono uguali, giusto? Lo Stato ora mi riconosce il diritto di sposare chiunque voglio. Eppure c’è una sola persona che lo Stato mi vieta di sposare, e cioè me stesso. Perciò lo Stato mi discrimina, e di fatto non mi considera uguale agli altri. È questa la più grande discriminazione che dobbiamo abolire: il divieto, oscurantista e medievale, di sposare sé stessi. Il self-marriage è la necessaria norma di chiusura del sistema, senza di esso non potremo mai dire di aver abolito ogni discriminazione.”
Eh sì, è vero, alla fine di questa lunga e bellissima manifestazione, è questa la grande lezione che abbiamo imparato: no alle discriminazioni, sì ai diritti civili; no all’esclusione, sì all’inclusione; no all’egoismo fondamentalista, sì all’amore – l’amore, l’unica cosa che conta per fare una famiglia, ogni tipo di amore.

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L’amore vuole amare. Anche se l’amore non è amato, che importa? L’amore ha bisogno di amare. L’amore deve amare. L’amore ama l’amore, l’amore ama amare l’amore, l’amore ama il suo amar amare l’amore in un crescendo vertiginoso esponenziale di amore per amore per amore che si moltiplica per sé stesso fino a non finire mai. L’amore autoreferenziale, autonecessitato, autonutritivo, autoesplicativo. L’amore come il serpente ouroburos degli alchimisti che si morde la coda. L’amore che realizza il moto perpetuo perché delle leggi della termodinamica se ne frega. L’amore è l’unica cosa che amando sé stessa non è mai egoismo, perché è sempre amore.